Tramonto 2015 – Mediterraneo dei popoli

Gallipoli (Le) – Cotriero (Lido Pizzo) – L’Associazione Culturale “Metoxè” ha presentato: “Tramonto 2015, Mediterraneo dei popoli, 1991 – 2015 storia di una integrazione” – Opening: “Gens Vibes” e il concerto di Sergio Caputo – Interventi di Simona Mosco (Presidente Associazione Culturale “Metoxè”) e dell’Associazione Integra Onlus – Video di Mauro Longo

Rappresentazione teatrale “Mogli e buoi, dei paesi tuoi”

Galatone (Le) – 20 agosto 2015 – Palazzo Marchesale – Rassegna Teatrale in Vernacolo “Vox populi” Il teatro della lingua delle origini – PREMIO GIUSEPPE SUSANNA -Evento organizzato dalla Compagnia “ti Santu Luca” in collaborazione con la Pro Loco Galatone – La Compagnia teatrale “I MALVASIA” ha messo in scena “Mogli e buoi, dei paesi tuoi” – Video di Mauro Longo

Rappresentazione teatrale “Eddra mammasa e nonnasa”

Galatone (Le) – 19 agosto 2015 – Palazzo Marchesale – Rassegna Teatrale in Vernacolo “Vox populi” Il teatro della lingua delle origini – PREMIO GIUSEPPE SUSANNA -Evento organizzato dalla Compagnia “ti Santu Luca” in collaborazione con la Pro Loco Galatone – La Compagnia teatrale “LU NTARTIENI” ha messo in scena “Eddra mammasa e nonnasa” – Video di Mauro Longo

Rappresentazione teatrale “Se turnàa la bunanima”

Galatone (Le) – 17 agosto 2015 – Palazzo Marchesale – Rassegna Teatrale in Vernacolo “Vox populi” Il teatro della lingua delle origini – PREMIO GIUSEPPE SUSANNA -Evento organizzato dalla Compagnia “ti Santu Luca” in collaborazione con la Pro Loco Galatone – La Compagnia teatrale “VALLE DELLA CUPA” ha messo in scena “Se turnàa la bunanima” – Video di Mauro Longo

Se turnàa la bunanima, compagnia teatrale Valle della Cupa Foto di Giancarlo Nisi.

“Se turnàa la bunanima”, compagnia teatrale Valle della Cupa – Foto di Giancarlo Nisi 

Album Fotografico a cura di Giancarlo Nisi:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.825243897583405.1073741969.557386517702479&type=3

Riflettiamo gente, riflettiamo.

Sebastiano Zenobini - Foto di Vanessa Chirivì

Sebastiano Zenobini – Foto di Vanessa Chirivì 

Riflettiamo gente, riflettiamo.

L’Amministrazione sta per approvare il Bilancio di previsione 2015 e sulla Relazione Previsionale e Programmatica per l’esercizio 2015, riguardo alla popolazione residente al 2013, emergono dati che dovrebbero far riflettere.

I dati del 2015 sono stati confrontati  con quelli della relazione 2013, che riportava dati relativi alla popolazione residente al 2011.

E’ la foto in piccolo del nostro Sud ed evidenzia tutte le criticità che stanno dilaniando il nostro territorio.

La crisi ha ripercussioni sul versante economico e segna inevitabilmente ed in maniera profonda la vita degli individui.

NATALITA’

Nel 2007 il tasso di natalità era dell’ 1,20% ; nel 2013 siamo passati allo 0,82% , con il dato più basso nel 2012 pari allo 0,75%.

MORTALITA’

Galatone  è un paese dove si muore di più. Nel 2007 il tasso era dello 0,85% ; nel 2013 siamo passati allo 0,95%; l’anno più nero il 2010 con un tasso dell’ 1,20%.

Si assiste tuttavia negli anni dal 2011 al 2013 ad una costante crescita circa il tasso di mortalità (0,84%, 0,88%, 0,95).

Galatone è in definitiva un paese che non cresce.

INVECCHIAMENTO

E’ una popolazione che nel corso di tre anni è ulteriormente invecchiata +1% e in maniera speculare è diminuita  quella della fascia tra i 15/29 anni (-1%)

ISTRUZIONE

Innanzitutto sarebbe il caso di aggiornare le tabelle per quanto riguarda gli indicatori: l’obbligo scolastico è stato portato già da diversi anni a 16 anni e non è più a 14.

Detto ciò, per la media dei diplomati si è passati dal  20%  del 2011 al 21,6%, ( un aumento dell’1,6%) che colloca il nostro paese all’interno della media nazionale (21,7%), ma siamo lontani (anche come Italia) dalla media europea che è pari al 36%.

Si tenga conto che l’obiettivo della strategia Europa 2020 è che almeno il 40% della popolazione della fascia d’età tra i 30 e i 34 anni abbia un diploma di istruzione superiore nel 2020.

A fronte di un incremento del numero di diplomati dell’1,6% negli anni dal 2011 al 2013, l’aumento di laureati nello stesso  periodo segna un misero  +0,5% : infatti si è passati dal 5,1% al 5,6%.

IMMIGRATI ED EMIGRATI

Se costante è il numero di immigrati tra il 2011 e il 2013 (191), purtroppo in crescita è il numero degli emigrati passati da 175 unità nel 2011 a 260 unità nel 2013.

Considerazioni

Per poter programmare occorrerebbe conoscere nei dettagli la situazione del proprio territorio; quindi diversi dati meriterebbero un maggiore approfondimento (del tipo quanti sono i giovani  tra i 260 emigrati, il numero di occupati nei mesi estivi,  le cause dei decessi, ecc.).

Prima di tutto si sconta la mancanza di un adeguato piano di intervento a livello locale per fronteggiare la carenza di lavoro.

Quella che è una priorità a tutti i livelli, non ha visto l’impegno dell’Amministrazione nel realizzare  un piano di intervento che comprendesse edilizia, artigianato, agricoltura, commercio tale da fronteggiare in maniera decisa la crisi che ha investito tutti i comparti.

Un esempio? Si parla tanto di turismo come risorsa eppure quali fondi sono stati stanziati dall’Amministrazione nei piani pluriennali 2014-2016 e 2015-2017 ?  NESSUNO.

Oppure si pensa che lo sviluppo del turismo passi attraverso un cartellone di iniziative?

In che maniera i turisti che trascorrono le vacanze  nel nostro comune o visitano i nostri luoghi hanno prodotto posti di lavoro regolari, ricchezza dichiarata e non evasione?

Le risorse del territorio sono adeguatamente sfruttate? Credo di no. Ad oggi non c’è un bene comunale il cui utilizzo abbia generato posti di lavoro (eccetto forse “La Reggia” per i giovani di Km 0).

Possibile che il Centro sportivo polivalente continui a pesare sul bilancio del Comune e che addirittura si preveda  l’erogazione di contributi alle varie associazioni sportive  e ricreative e non vi sia un progetto che ribalti completamente una simile visione del Centro?

Quale piano di intervento è stato posto in atto per sostenere i tanti giovani che si stanno  accostando all’agricoltura, un settore rivalutato dalle nuove strategie economiche ?

Di fronte ad una composizione della popolazione che tende a modificarsi (invecchiamento , ingresso di immigrati) occorre mettere in campo politiche sociali non di semplice assistenza, ma di valorizzazione delle persone, come risorse da cui tutta la comunità possa trarne profitto, e tali da evitare ghettizzazioni.

Cosa sappiamo di 191 immigrati residenti nel nostro Comune ?

Quali politiche sociali si stanno avviando per superare divisioni, non solo economiche, presenti all’interno della popolazione locale e poter realizzare una piena integrazione?

Oppure si intende continuare ad esercitare la forma del ricatto nei confronti dei cittadini più disagiati?

I dati ci dicono che a Galatone si muore di più rispetto al passato; non sarebbe il caso di avviare un monitoraggio sistematico dell’aria,  dell’acqua e del terreno? Qual è il tasso di inquinamento dell’aria, soprattutto nei mesi estivi? Qual è la situazione della falda acquifera nei pressi di siti sensibili quali discarica amianto, discarica Castellino, cave Marra?

Al di là delle convenzioni con REI e l’adesione al progetto di Legambiente, cosa si sta facendo realmente per smaltire l’amianto presente nel territorio comunale?

Possibile che nel terzo millennio non si sia in grado, in un comune come  Galatone , di proporre il Bilancio Partecipato, così come avviene in altre realtà non distanti da noi (vedi Parabita)?  A Galatone sembra che la partecipazione dei cittadini vada bene solo per le feste.

Non si può continuare ad escludere la cittadinanza da un piano di sviluppo del paese che, in quanto tale, riguarda tutti.

Certo occorrerebbe un piano. Ad averlo!

               Sebastiano  Zenobini

“COLLOQUIANDO con UN PASSERO” di Antonio Resta

"COLLOQUIANDO con UN PASSERO" di Antonio Resta

“COLLOQUIANDO con UN PASSERO” di Antonio Resta 

COLLOQUIANDO con UN PASSERO

 

(Colloquio semipolitico)

 IL PASSERO SOLITARIO

(D’ in sulla vetta della torre antica,

Passero solitario, alla campagna

Cantando vai finché non more il giorno;

Ed erra l’armonia per questa valle.

Primavera dintorno

Brilla nell’aria e per li campi esulta,

Sì ch’ammirarla intenerisce il core.

Odi greggi belar, muggire armenti;

Gli altri augelli contenti, a gara insieme

Per lo libero ciel fan mille giri,

Pur festeggiando il lor tempo migliore:

Tu pensoso in disparte il tutto miri;

Non compagni, non voli,

non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;

Canti e così trapassi

Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia

Al tuo costume il mio!…)

(Giacomo Leopardi)

Il designato intervistatore. Avendo ricevuto l’incombenza di intervistare un pennuto, nel quadro di una campagna finalizzata alla conoscenza dei modi di vivere di questi simpatici animali, proponendomi di incontrarne uno, non potevo non rivolgermi a quello più facilmente rinvenibile e, quindi, più abbordabile.

C’era una premessa, tuttavia, da fare e che riguardava me, personalmente, soltanto me e la mia intervista-conversazione che stavo per iniziare: il suo contenuto, le modalità con cui procedere, la durata: tutto quanto il necessario, insomma,  perché riuscisse di gradimento reciproco, senza alcun assillo.

 Che fosse, per dirla in breve, un momento di arricchimento spirituale, nel senso più ampio e più distensivo della parola.

– In relazione a questa premessa e specificandone i singoli punti, avevo messo dei paletti invalicabili e inamovibili, incontrando il parere favorevole dai responsabili della società che gestiva queste iniziative.

– Era quanto di più semplice, addirittura elementare, ci potesse essere. In altri tempi, meno infestati di faccendieri e cagliostri senza scrupoli, non ci sarebbe stato bisogno di fissarli su carta, con documenti da firmare sarebbe stata sufficiente la parola, siglata da una semplice, ma cordiale stretta di mano.

– Altri tempi! sarebbe stato il commento oggi!

E’ una frase,  a dire il vero che ho sentito ripetere tante volte e, mi sembra, più proferita che verificata, tanto da farmi ricordare la concreta osservazione-esortazione manzoniana: E per questo…si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene e così si finirebbe anche a star meglio (I promessi sposi, cap. XXXVIII).

–  Non si può negare, tuttavia, che qualche cosa era cambiato anche a livello di animali: certi movimenti e certe manifestazioni, anche canore, lasciavano perplessi per quello che poteva essere il futuro.

Gli etologi in genere, gli ornitologi in particolare, prendendone atto, cercavano di individuarne le cause: il cambiamento del clima, l’inquinamento dell’ambiente per via di un dissennato uso di insetticidi e…via elencando.

Forse bisogna aggiungere che, vivendo in una società, a tratti molto complicata,  come la nostra, sarebbe stato impossibile che non ci fosse stato qualche riflesso, in rapporto all’ambiente in cui anche gli animali, specialmente gli uccelli, con il loro specifico spostamento in luoghi prevalentemente aerei erano costretti ad operare.

Un’ipotesi, questa, cara agli animalisti, meno, forse, agli studiosi che potrebbero aver avanzato  dubbi sulla sua scientificità. A supporto di quello che è sufficiente al nostro scopo (una semplice intervista), possiamo procedere tranquillamente senza bisogno di schierarci a favore degli uni o degli altri.

– Stando così le cose, alcuni funzionari, a salvaguardia dei loro diritti, suggerirono di stilare una specie di “diritto dei volatili”, su misura “animale”,  per evitare quegli inconvenienti che danno tanto fastidio, turbando la quiete cittadina, e non solo. Il riferimento è a certi scioperi, definiti, a ragione,  selvaggi, in cui il rispetto degli altri, con l’evitare chiasso e l’ inutile violenza, sono  del tutto latitanti e che fanno facilmente dimenticare i motivi sacrosanti della dimostrazione.

Tra le altre, non poche, in verità, ma  una delle prime condizioni era quella che prescriveva  una possibilità di scelta del soggetto, per qualsiasi incarico o incombenza, tra le varie  classi e categorie rappresentate:  a cominciare dalle elezioni dei responsabili della conduzione del sodalizio: persone  di provata onestà e irreprensibile coscienza civica…

Possibilmente con una provata esperienza  nel settore che fosse chiamato a rappresentare.

Quest’ultima condizione non era tassativa, altrimenti avrebbe comportato due conseguenze molto gravi: lo sbarramento della strada nel futuro ai giovani che rappresentano il domani, unita (seconda conseguenza) alla categoria dei meno giovani forte di argomenti, validi da un punto di vista (loro!) che si  servivano, a sua volta, di argomenti che potevano toccare il cuore, ma non certamente l’aspetto freddo, ma razionale, di un ragionamento condotto a fil di logica.

– Si trattava di venire incontro così, bonariamente, a un’aspirazione da assecondare (tanto, ormai, siamo alla fine!)  o l’altra tentazione, non meno subdola…di aver acquisito una competenza nel comandare superiore a qualsiasi altro e quindi la convinzione della provata esperienza…che potrebbe giungere a sostituire o a correggere a proprio favore  la data anagrafica, con conseguenze, a dir poco legalmente imprevedibili…

– La ragione era seria e la scelta cadde su di me,(passero solitario, raggiunto non so come ), ma solo per ragioni meramente anagrafiche. Non sottilizzarono sul motivo della mia elezione, ma fermarono la loro attenzione, coinvolgendo anche la mia, su alcune richieste riguardanti un problema di cui sentivamo, tutti, il disagio. Anche a costo di  andare incontro a qualche censura, sarei sceso  da quella torre (antica!).

– Nella dannata ipotesi,  preannunciai, per niente impossibile, di una scelta di protesta, con un corteo  accompagnato  dal verso  stridulo dei fischietti, se si fosse concluso con un sit-in, a guida…canora dei maiali, avremmo creato un nostro gruppo, scegliendo le composizioni più belle che sono state scritte su questo tema: ce ne sono molte, ma noi ne avremmo scelta una molto conosciuta e popolare.

Sarebbe stata sufficiente a coprire quelle voci sgangherate e assordanti che uscivano da quelle gole che, forse, invocavano vendetta per quanto diciamo e pensiamo di loro in vita, al contrario, dopo morte…

Manifestai, dicevo, le mie intenzioni. che constatai con soddisfazione, combaciavano   perfettamente con le qualità richieste nel soggetto da intervistare: possibilmente in possesso delle caratteristiche che lo rendessero simpatico; che fosse umile, senza pretese, tutt’altro che altezzoso. tant’è che anche i cacciatori lo avrebbero potuto evitare scongiurando il malaugurato pericolo di doverlo ostentare come trofeo di qualche battuta di caccia. Il rischio di prese in giro, terribile, tra le sedi dove si riunivano i devoti di Artemide, sarebbe stato umiliante.

– Dopo tutto quello che è stato detto, non è difficile indovinare: è proprio quello che pensate, non vi siete ingannati, sarebbe stato il passero.

Ma, la stagione non era quella appropriata e cercarlo diventava e diventò di fatto un’impresa.

Mi venne un’idea: se potessi trovarlo “in su la vetta della torre antica” dove lo aveva collocato molto tempo prima Giacomo Leopardi? Tentai: mi andò bene. Non domandate con quale mezzo ci sia riuscito: cellulare, fax, e-mail, è del tutto secondario: quello che è importante è che lo raggiunsi.

Ehi! passero, finalmente ti ho trovato, gli dissi. Come mai stai qui?

– E me lo chiedi pure? senti, sii sincero,  la tua la debbo considerare una provocazione o come un’innocua domanda di semplice informazione? non lo sai che, da quando Leopardi mi ha collocato su questa torre antica, non sono mai più sceso?    Ormai, quando mi si nomina, non si può fare a meno dall’abbinarmi alla solitudine (ti ricordi Passero solitario?) e alla torre antica.

– Lo sai che sono quasi due secoli (la poesia è stata composta nel 1829) che sto qui e non posso scendere mai? E sì, perché, appena sto per scendere, subito mi sento chiamare.

– Anche tu, quando hai imparato questa poesia, mi hai chiamato e io ti ho subito risposto. Io sono scrupoloso, sai?

Immagina un po’ se un insegnante non sentisse nominare il nome dell’ormai mio sito abituale; hai pensato mai a come reagirebbe con il povero alunno che mi volesse liberare, anche se solo a parole, da questo tormento?

Lo avrai intuito, spero, o no?

Siccome è una poesia conosciutissima e, quindi, ripetutissima, io, che voglio bene agli studenti, me ne guardo bene dal farli rimproverare o, addirittura, bocciare: insomma, mi faccio trovare puntualmente su questa benedetta torre.

Eppure, sapessi quella solitudine quanto mi pesa!

Bisognerebbe che Leopardi, scrivendo un’altra poesia sullo stesso tema e con gli stessi personaggi, mi mettesse a fianco un altro della mia stessa categoria: per lo meno, ci potremmo dare il cambio, senza contravvenire al pensiero del poeta, ed evitando il pericolo di passare per assenteisti o, addirittura, per scansafatiche.

Insomma, se mi ha collocato qui, un motivo ci sarà, o no?

– E non è finita: c’è un’aggiunta che mi lascia e, penso, lascerebbe anche voi sicuramente perplessi.

Oltre tutta questa roba precedente, il poeta, (di Recanati, mi raccomando! provincia di Macerata, nelle Marche, per chi non lo sapesse!), sì, proprio il Poeta, mi ha assegnato un compito cui, per le ragioni sopra ricordate, anche se non del tutto condivisibili, debbo e intendo essere altrettanto fedele: “cantare alla campagna!”.

E’ l’essenziale, comunque, per non incappare (io o chi per me), in qualche malintenzionato che volesse servirsi dei miei dati anagrafici (ecco perché ve ne ho forniti pochi e, per giunta, generici) per loschi suoi fini o per suoi perversi interessi.

Oggigiorno, bisogna pensarle tutte…eppure, nonostante le attenzioni e gli accorgimenti, ne succedono di veramente belle!

– Non so se hai saputo (la notizia è tanto grossa che mi  costringe di troncare per qualche minuto la nostra conversazione, già piacevolmente avviata), che un Onorevole, a sua insaputa, (pensa un po’!),  ha ricevuto in dono, senza che ne sapesse nulla capisci! una casa. Non credere che sia una catapecchia, sai!…

Ti basti sapere che ha di fronte la veduta del Colosseo!!!

Che te ne pare?

– Beh! Disse il passero, la notizia mi allieta e mi preoccupa.

Mi allieta, perché una simile sorte potrebbe toccare anche a me, anche se non ci spero: solo una speranza, piccola, piccola: praticamente nulla! Solo che, considerando come funzionano le Poste, potrei contare solo su un errato indirizzo o ad un errore alla consegna: chi lo ha portato a destinazione, avendo come punto di riferimento il Colosseo, lo ha forse confuso, individuandolo in qualche palazzo dismesso e sfinestrato dei dintorni!

La notizia del surricordato Onorevole mi preoccupa, anche.

In primo luogo, comincia a farmi tremare il solo pensiero delle tasse, con tutte quelle sigle:Ici, Imu, Tares, Icu e via discorrendo, che mi si riverserebbero addosso. Con tutto il rispetto per il Colosseo e per la storia che rappresenta, lo sai che ti dico? Lo spettacolo dei giochi e dei tanti martiri che diventarono protagonisti, preferisco “godermelo” comodo, seduto in poltrona o, se proprio mi salta la voglia di assistere a uno spettacolo pubblico, specie se comico mi basta accendere la televisione, durante una seduta parlamentare. Che spasso, ragazzi!

E poi, nel caso, remoto! che si verificasse l’inverosimile, recapitandone la notifica al mio indirizzo,  chi mi assicura l’ “antichità” della Torre e la vista sul Colosseo?

Per quest’ultima condizione, la soluzione, in verità, l’avrei, direi a portata di mano e non mi costa niente comunicartela subito: teoricamente e apparentemente la più difficile, in pratica, la più facile da risolvere.

Alla casa che sbadatamente mi fosse regalata e di cui altrettanto sbadatamente ne venissi  in possesso, la vista sul Colosseo (certo la referenza è insostituibile in merito al suo valore…), la compenserei con una bella forma di gruviera, quel formaggio svizzero che presenta tanti buchi, simili ad archetti che tanto richiamano sia il teatro dell’antica Roma, sia quello che pomposamente, nell’epoca in cui fu costruito venne titolato “Palazzo della delle Nazioni”: oggi, se non sbaglio,” Palazzo della Civiltà Italiana”. Che ne dici?

L’idea è buona, rispose l’intervistatore, e non del tutto da scartare.

Provaci!

– Siamo partiti dall’affermazione che, oggi, ne succedono veramente delle belle. Più di questa?

Anzi, ti dico, che sarebbe un caso da inserire tra i Guinness dei primati: di stupidità: di chi la casa l’ha donata (!?!?), di ingenuità, a dir poco disarmante,  per chi la notizia l’ha notificata (!?!?), di…fregatura, in tutta la sua portata, e ure… per chi l’ha bevuta ( !?!?).

Qualche giorno fa è apparsa la notizia che, in sede, di processo, l’Onorevole è stato assolto.        Non sono state pubblicate le motivazioni della sentenza. Ci costringe a non pronunciarci e, quindi a sospendere il giudizio e a liberarci dall’imbarazzo di inserire nel Guinness un motivo, ancora non registrato o, registrato, a nostra insaputa…

– Caro Onorevole, mi permetta la confidenza, ma oso rammentarle un verso di Virgilio, che fa straordinariamente al suo caso: Timeo Danaos et dona ferentes: conoscerà sicuramente il Latino, ma, a maggior sicurezza, glielo traduco: Temo (non mi fido) dei Greci, anche quando portano doni: meno male che non ha aggiunto: specialmente nel caso, se all’insaputa del destinatario!

– Non avervi notificato gli estremi del mio codice fiscale, ci tengo a precisarlo, per chi stesse pensando male, non è un éscamotage tutto italiano per sfuggire o mascherare una frode fiscale, data la ben nota allergia, sempre italica…a pagare le tasse… (i volatili, di per sé, ne sono immuni, ma, sa’, vivendo nello stesso territorio umano, potrebbero, anch’essi esserne contagiati… ), ma al tempo cui mi riferisco, la riforma fiscale italiana non era ancora entrata in certi meccanismi tipicamente umani! Già difficili e complicati per gli uomini, pensate un po’ quanto lo diventerebbero per noi animali!…

– La tanto chiacchierata, odiatissima burocrazia, con le sue carte, i suoi timbri e le sue scartoffie, poteva essere soddisfatta: tutto era a posto: potevo iniziare la mia avventura.

Del resto, da come cominciarono a funzionare le cose, dovetti dedurre che il tempo impiegato per soddisfare tutto il necessario e tutte le altre pratiche e…diavolerie che ne erano derivate, mi avevano messo, almeno legalmente, al sicuro.

– Lo ricordavo bene, quanto avevo appreso, per sentito dire o da una delle mie rare letture, come un re di Francia (Enrico IV, precisamente) avesse affermato che Parigi val bene una Messa: non ne avevo capito mai il significato e neppure a che cosa si riferisse.

C’era di mezzo, mi fu spiegato, il diventare re di Francia ma, per poterci arrivare, era necessaria la condizione che il pretendente fosse cattolico, donde la necessità di dover abiurare al proprio credo che, in questo caso, era il protestante.

La scelta fu questa, con alla base l’argomento che la giustificava. A giudizio dell’aspirante re, e, quindi, del diretto interessato, tutto convergeva a favore dell’abiura perché, a…conti fatti,(mai, come in questo caso, in maniera diretta e concreta),  Parigi…pesava più di una Messa e non da un solo punto di vista (manco a dirlo!):…cioè… la conclusione è più che ovvia…

In questi casi, quando cioè tra due situazioni che, pur richiamandosi presentando affinità evidenti, ma molto lontane per il loro contenuto, si suole anteporre un proemio che giustifica la evidente differenza: se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi, si suol dire così: la mia situazione, pur somigliando alla sua, distava anni-luce da quella dell’aspirante re: per lui c’era di mezzo il fatto importantissimo di una conversione religiosa, e non solo.  Per me, in fondo, si trattava di certe incombenze che rientravano nella routine della mia giornata e che, detto tra noi, avevo esercitato da sempre, evitando i pastrocchi della burocrazia: per fortuna, mi era andata sempre bene.

Chi, passando, aveva il dovere di  controllare se tutto era in regola, una volta chiudeva un occhio, a volte tutti e due, così come avveniva per le orecchie, senza contare il caso estremo di una segnalatina, lampeggiando con i fari: mi ammutolivo.

Tutto piombava in un silenzio irreale: mancava solo la scritta: trasferito altrove per cessata attività.

– Meno male, mi accorsi subito come era stato provvidenziale tutto il tempo, apparentemente sprecato, a sbrigare tutta la messa a punto, burocratica e sindacale.

Già, almeno per quanto riguardava il canto, si era stabilito un orario, cosa mai avvenuta in precedenza, nonostante le rimostranze e i richiami dei privati e delle pubbliche autorità, per il disturbo che arrecavo, cantando senza scadenze e con un repertorio, dalla partitura non proprio da usignolo!

“Finché non more il giorno”, la clausola era precisa e, oltre cha a dimostrare un lodevole senso civico, in generale, un’encomiabile dose di sensibilità verso la popolazione che vi risiedeva e tanta comprensione per tanti che al mattino, di buon’ora, si recavano al lavoro. Per quel che mi riguardava, una regolamentazione in questo senso era quanto di più favorevole ci potesse essere.

Mi risparmiava la notte e non so se mi spiego!

Pensate un po’ se avessi dovuto farlo anche nel buio prolungato di certe interminabili notti invernali: che fatica da parte mia e che sforzo di sopportazione da parte di quelli che abitano nelle vicinanze!

Quanti ricorsi e denunce ci sarebbero state per il disturbo della quiete pubblica!

Lo sappia, comunque, il poeta (di Recanati, mi raccomando!) anche se a…tumulazione abbondantemente avvenuta, per tutti e due, che, se non lo avesse fatto, gli avrei procurato qualche grana: sicuramente una commissione d’inchiesta e per lo meno, una vertenza sindacale…dagli esiti imprevedibili…

A conti fatti, rappresentava il frutto della presa di coscienza dei nostri diritti, ignorati o calpestati, mai, comunque, riconosciuti: l’eco dell’invito ai proletari di tutto il mondo ad unirsi, con la prospettiva di perdere solo le loro catene, era giunta alle nostre orecchie, un po’ smorzata a dire il vero, sintomo di qualche scricchiolio che preparava il mesto tramonto del…sol dell’avvenire!

– Ma quello che mi ha letteralmente basito è il fatto d’aver definito il mio canto, addirittura un’“armonia” che, sempre secondo lui, “erra per questa valle”. Già la definizione di canto la interpreto come un atto di generosità; in quanto all’armonia, onestamente, la ritengo un’esagerazione bella e buona!

Si vede che il poeta di Recanati, tra gli altri suoi numerosi limiti fisici, ne deve avere avuto qualcuno anche in rapporto alla sua voce, e, chissà, anche per quanto riguarda il suo udito! fino al punto da definire la mia voce in quel modo: non si può spiegare altrimenti questa sua discutibile e sorprendente valutazione.

– C’è da dire, però, che le altre voci a cui mi unisce e con cui tacitamente mi mette a confronto, non è che, poi, siano tanto armoniose: “odi greggi belar, muggire armenti”: non proprio cori da grande teatro, mi pare.

A proposito di questi animali dalle voci, non proprio…celestiali,  permettetemi, di sfuggita, un’osservazione.

Riconoscetelo: se non fosse per quel prodotto che vi forniscono, così prezioso e così salutare che fa distogliere la vostra attenzione dai versi che emettono, non so quanto li terreste in considerazione. Parafrasando la già citata celebre espressione, passata alla storia, diremmo: il latte e i suoi derivati valgono bene il suono inarticolato di mucche, di pecore e di capre (Il corrispondente di: Parigi val bene una Messa! Solo un po’ meno melodioso e…un po’ più dissacrante (almeno come melodia!.)

– No, questo solo per farvi notare come, dinanzi a qualche cosa che è a vostro favore, passate sopra anche a carenze e manchevolezze di altro genere…

E’ il mio caso, aggiunse mestamente il passero, abbassando gli occhi…: non vi do nulla, neppure la prelibatezza di un eventuale risultato di una partita di caccia. Leopardi, almeno, l’ha definita “armonia”, voi neppure ci fate caso!…Non è forse così?

E poi, via! quel “pensoso in disparte il tutto miri”, con quel che segue: non prenderei in considerazione nulla (“non ti cal”), secondo Leopardi: canto e basta (“canti e così trapassi”): una crisi esistenziale in piena regola: insomma, al tirar delle somme, risulterei un vero e proprio misantropo…in ogni caso, un depresso…se va bene.

Quante volte mi ha fatto riflettere (tanto, sulla torre antica, di tempo a disposizione ne ho a josa!) su questi aspetti del mio carattere! Francamente, non li ho trovati o, per lo meno, in quella misura e modo di come me li ha “appiccicati” addosso  il poeta che, si vede, aveva interesse a farlo…

– Ma, e a questo punto lo dico anche con un tantino di rabbia: con un cognome di animale quale lui si trovava, addirittura al plurale, non poteva sceglierne uno della sua…famiglia? Va a pensare proprio a me e descrivendomi in quel modo: “solitario” !?

– Ma, caro amico passero, tu che lo hai conosciuto da vicino, interruppe l’intervistatore, era così lui! proprio come te? In sostanza, come lo abbiamo conosciuto nel corso dei nostri studi?

– Va bene, con tutto il rispetto, ma che mi importa che lo era lui! Perché lo era lui, tutti debbono diventare solitari? E poi,  prendere proprio me: come fa a sapere tutte quelle notizie sul mio conto: chi gliele ha fornite?

Fossi stato presente, mentre scriveva quelle cose a mio riguardo, gli avrei strappato il foglio di mano e l’avrei costretto a rettificare tutto quanto quello che io non esito a definire falsità, inesattezze, comunque: non che non ci sia un fondamento, ripeto, ma da questo, a caratterizzarne tutto il mio comportamento troppo ci passa.

E io, qui, a starmene solo: vedo che c’è una pausa nelle chiamate: macché! un’illusoria sensazione acustica. O Dio, quante chiamate! ma, che si celebra qualche ricorrenza particolare? sembra la celebrazione di un centenario!

-Il passero: mah! Sarò pessimista: prevedo che la torre crollerà e io dovrò trovarmi un altro abitacolo: e dove?

            A me, basterà cambiare, scendere, comunque: allora saranno guai, per gli studenti e per i professori dover spiegare quella “torre antica” e quel “solitario”!

– E’ successo, già in precedenza più di una volta. Ma, sentite questa, che è legata proprio al fatto di una mia eventuale “emigrazione” in un altro sito. Prima di raccontare l’episodio, permettetemi che aggiunga qualche altra breve osservazione e che vuole essere come un piccolo sfogo.

– Ma, io dico, per evitare tutte queste complicazioni, proprio per ovviare a tutte queste difficoltà e inconvenienti, son sicuro da te non previsti, dico, (rivolgendomi, idealmente, a Leopardi): benedetto uomo, non mi potevi mettere un altro passero a fianco, creare un altro ambiente, un piccolo condominio, per intenderci?

Certo, sarebbero scomparse la pace e la quiete, merce più assente che rara, come si conviene in certi ambienti: non so, nel caso, se il Poeta (di Recanati!) avrebbe avuto il tempo da dedicare all’ascolto  della “armonia” della mia voce: ho le mie perplessità.

Anche in questa situazione qualche inconveniente non sarebbe mancato. Così: io non sarei stato più solitario ma un marchingegno per poterlo apparire, non mi sarebbe stato difficile escogitarlo. Ora, invece, qui, solo, desolatamente solo, senza speranza peraltro, perché dopo la morte del poeta autore del componimento, qualsiasi intervento, per una costruzione nuova sarebbe potuto essere ritenuto come un abuso edilizio, con tutte le conseguenze legali che ne sarebbero sicuramente scaturite e un Leopardi in tribunale, anche se in contumacia per quanto mi sforzi, non saprei proprio immaginarlo.

La domanda si ripropone con urgenza inderogabile: che fare, dunque?

Attendere che io muoia?

– Piuttosto direi: che rovini la torre? io, un’altra su cui posarmi la troverò, proprio per salvaguardare e rispettare la volontà del Poeta (di Recanati!) che mi vuole perennemente inquilino di quella benedetta costruzione.

Anzi, aggiungi che se dovessero costringermi ad emigrare su una torre di nuova costruzione, attenderò che prima invecchi, perché chi reciterà la poesia a me dedicata non abbia a trovarsi in difficoltà, vedendomi non più su una torre “antica”, ma sull’altra moderna, magari costruita con il cemento. Non sarebbe facile, anche per quanto riguarda la mia individuazione, sostituire quell’ aggettivo, con il nuovo, con il rischio di snaturare, anche se in parte, perché sempre di torre si tratterebbe, il significato della poesia, oltre che a compromettere l’armonia del verso.

A me, basterà cambiare, scendere, comunque: allora saranno guai, per gli studenti e per i professori dover spiegare quella “torre antica” e quel “solitario”!

– E’ successo, già in precedenza più di una volta. Ma, sentite questa, che è legata proprio al fatto di una mia eventuale “emigrazione” in un altro sito. Prima di raccontare l’episodio, permettetemi che aggiunga qualche altra breve osservazione e che vuole essere, anche questa, come un piccolo sfogo.

– Ma, io dico, per evitare tutte queste complicazioni, proprio per ovviare a tutte queste difficoltà e inconvenienti, son sicuro da te non previsti, dico, (rivolgendomi, idealmente, a Leopardi): benedetto uomo, non mi potevi mettere un altro passero a fianco, creare un altro ambiente, un piccolo condominio, per intenderci?

Certo, sarebbero scomparse la pace e la quiete, merce più assente che rara, come si conviene in certi ambienti: non so, nel caso, se il Poeta (di Recanati!) avrebbe avuto il tempo da dedicare all’ascolto  della “armonia” della mia voce: ho le mie perplessità.

Anche in questa situazione qualche inconveniente non sarebbe mancato. Così: io non sarei stato più solitario ma un marchingegno per poterlo apparire, non mi sarebbe stato difficile escogitarlo. Ora, invece, qui, solo, desolatamente solo, senza speranza peraltro, perché dopo la morte del poeta autore del componimento, qualsiasi intervento, per una costruzione nuova sarebbe potuto essere ritenuto come un abuso edilizio, con tutte le conseguenze legali che ne sarebbero sicuramente scaturite e un Leopardi in tribunale, anche se in contumacia per quanto mi sforzi, non saprei proprio immaginarlo.

– La domanda si ripropone con urgenza inderogabile: che fare, dunque?

Attendere che io muoia?

– Piuttosto direi: che rovini la torre? io, un’altra su cui posarmi la troverò, proprio per salvaguardare e rispettare la volontà del Poeta (di Recanati!) che mi vuole perennemente inquilino di quella benedetta costruzione.

Anzi, aggiungi che se dovessero costringermi ad emigrare su una torre di nuova costruzione, attenderò che prima invecchi, perché chi reciterà la poesia a me dedicata non abbia a trovarsi in difficoltà, vedendomi non più su una torre “antica”, ma sull’altra moderna, magari costruita con il cemento. Non sarebbe facile, anche per quanto riguarda la mia individuazione, sostituire quell’ aggettivo, con il nuovo, con il rischio di snaturare, anche se in parte, perché sempre di torre si tratterebbe, il significato della poesia, oltre che a compromettere l’armonia del verso.

– Un episodio clamoroso, quello cui accennavo prima e riguardante questo futuribile,  già si è verificato: a suo tempo ebbe un’eco altrettanto clamorosa, dato il momento delicato che attraversava la scuola (e da quando, verrebbe la voglia di dire, non lo attraversa? Si può dire: dal tempo del passero solitario?), rimbalzando sui giornali e riportato addirittura nelle prime pagine dei quotidiani.

Avvenne che un professore, particolarmente versato in materia ed esigente, assegnasse un compito proprio sulla poesia leopardiana, insomma sul passero che si trova sulla torre antica. Un alunno consegnò il foglio in bianco. Il motivo? Il passero non lo aveva trovato e di torri antiche ce n’era più di una: se non c’era, come poteva individuare quella su cui il passero cantava la sua solitudine e la sua struggente malinconia?

L’alunno fu minacciato di bocciatura, fu interessato il preside (dirigente scolastico!), ne nacque un caso nazionale che pervenne, addirittura, alle orecchie del ministro della Pubblica Istruzione, che ebbe ad uscire in una infelice ed offensiva valutazione sulla scarsa preparazione degli insegnanti, in genere; meridionali, in particolare!

– Non era e non è una novità. Anzi, l’episodio mi offre l’occasione per spendere una parola proprio su questo fenomeno che, se non partisse da posizioni, per dir così, a sfondo goliardico, come ci si augura, non varrebbe la pena neppure di richiamarlo.

Quando mi capita di sentire il telegiornale, attendo (per fortuna…senza ansia!), da un momento all’altro, la notizia che, puntualmente, viene riferita e alla quale, altrettanto puntualmente, segue, sempre in negativo, ci mancherebbe! l’ “abbinamento” al Sud…definito, normalmente, mafioso, parassita, palla al piede che impedisce lo sviluppo economico del Paese; ci manca solo, ma non ci vorrà molto tempo per arrivarci a fare in modo da declamare che una certa  nomenklatura si sia laureata in una università specializzata nel distribuire titoli dal sapore rigorosamente ittico: dove, per .intenderci, il “delfino” si trasforma in “trota”: a quando un’acciuga…in balena e viceversa?

– Mi permetti un’osservazione?

Quello che sto per dire potrebbe sembrare un “fuori tema”.

Ti confesso che, in un primo momento, lo era sembrato anche a me, ma poi l’impressione è venuta meno perché, a livello di soggetti, i protagonisti erano sempre gli animali. Riflettendovi, mi sovveniva la definizione dell’uomo di Aristotele, definito, appunto  animale politico, tutti argomenti che, oltre a darmi la certezza che il sentiero che stavo percorrendo era quello giusto, mi permettevano  un’altra riflessione applicabile alla situazione attuale della Nazione italiana.

Se, mi dicevo, l’uomo  è stato  definito “animale  politico”, la  nostra Nazione, finalmente, almeno in questo campo, poteva ritenersi più che ben rappresentata: da considerarsi, addirittura,  all’avanguardia, scrollandosi di dosso le accuse di arretratezza (colpa del Mezzogiorno!) attribuitale nell’ambiente politico dell’Unione Europea.

Sento che, in quest’ultimo periodo, c’è in giro un certo “grillo”: che, se non sbaglio, come animale, emette il suo verso di notte, nel buio. La cosa mi preoccupa veramente!

Ma, ci pensate? C’è stato chi ha scritto che “quando le ombre dei nani si allungano, vuol dire che il sole sta per tramontare”: e qui, sempre nella nostra Patria? Un grillo, senza contare gli altri, passati e non c’è bisogno di essere profeti, i futuri…col sole che è già tramontato da un pezzo…il buio…

– Avanguardia, hai detto per l’Italia? Mi sa tanto che, all’orizzonte ci sia pronta finalmente, la civetta, volatile non solo notturno, ma presago di annunci lugubri e di sventure (potrebbe essere benissimo l’animale che potrebbe sostituire egregiamente Grillo,dando ragione a chi ha scritto che la legge morale fondamentale consiste nel “cambiare tutto, per non cambiare niente”, e tacitamente condividendo quanto lo storico molfettese, Gaetano Salvemini, tanti anni fa, ormai, ha scritto che”in Italia di progressivo c’è solo la paralisi!”.

– Si tenga presente che  questo avviene non nelle Università  “progredite” di una zona del Paese, ma in quella… disprezzata (e tanto!), capace, si vede, di preparare politici per il futuro di quel movimento dalle vaghe origini “celtiche”. La  religione praticata pare sia rigorosamente “monoteista”.  Tenendo fede alla purezza razziale, in tutte le sue espressioni, in fatto di religione, dovrebbe essere piuttosto contenuta, se quel “po”, il suo uso si restringe nel normale linguaggio a sfondo geografico…

In realtà se “il nome corrisponde al futuro” (nomen est omen!, come dicevano gli antichi latini!), il nome del fiume, Po, dalla cui sorgente viene attinto il liquido “miracoloso”, “sacro ai destini del Popolo padano”, farebbe pensare a una limitata protezione dei suoi fedeli e ad altrettanta difficoltà a tener lontani gli aspiranti  discepoli ed eventuali proseliti (inquinerebbero la razza! celtica, ma, scherziamo? manco a dirlo!).

Lo sforzo più  grande dovrebbe essere quello del depistaggio dei visitatori verso il Museo lombrosiano, costringendoli a meditare, sulle orme dei  personaggi danteschi, sui teschi (interessante consonanza!)  più o meno (sicuramente meno!…sono o no solo meridionali?), capaci di contenere una quantità di cervello che li predispone, geneticamente, alla delinquenza.

– Non so quanto ne avesse il Lombroso (di cervello): da quanto leggo, la conclusione è unanime: la sua teoria è scientificamente infondata e, quindi, del tutto insostenibile. Per il suo cervello sarà stato difficile poter scegliere. Se fosse vivo, ci sarebbe sicuramente per circostanza per l’invio dei miei auguri, con firmato il mio nome e con l’aggiunta…professionale autografa del futuro delinquente, comunque, suo compatriota…

Non oso esprimere il mio giudizio, anche se, date le premesse, è facilmente deducibile…

L’Italia, nel 150º anniversario della sua Unità politica, ha conosciuto quella della divisione genetico razziale del suo popolo: bel futuro, Italia mia, non è stato un bel regalo…convienine!

Si è organizzata una mostra: qualche timida voce ne ha chiesto l’immediata chiusura: è rimasta la classica vox clamantis in deserto: voce di uno che grida nel deserto…

– Complimenti al cervellone (?|?|) che l’ha ideata, a quello meno one che l’ha organizzata, a quelli decisamente ini che l’hanno visitata e, finalmente, last not  least alle Autorità che hanno permesso un simile affronto a, per lo meno metà del popolo italiano, e, per finire a (manca l’oggetto!!!!)  quella folla…folle che lo ha (ci sono anche questi!) esaltato!

Lombrosianamente, in base alla misura del teschio, per questi signori ultimi, la collocazione più adatta sarebbe dovuta essere il manicomio, ma, mancando il requisito essenziale e, quindi, dirimente, agli effetti della soluzione della questione (assenza del cervello) bisognerebbe percorrere altre strade.

 I ricoverati, il cervello ce l’hanno, ma è malato: questi altri, nel caso ce l’abbiano, secondo lo “scienziato” veronese, in tutt’altre faccende affaccendato…è orientato verso altre mete: bisogna inventare qualche cosa di corrispondente al loro futuro. La fertilità residua del cervello del “Nostro”, erosa da un lavorio così intenso e originale, l’invenzione saprà trovarla e sarà sicuramente corrispondente al peso e, prevedibilmente, alla giustificata e comprensibile stanchezza che ne è seguita: nascerà l’uomo sfaticato: sarà un meridionale!

 Mi accorgo che gli abbiamo fornito noi l’argomento per una nuova teoria e una nuova scoperta antropologica…Allegria!

– Non aggiungo altro, soggiunse il passero e scusate se mi so trattenuto più a lungo del previsto, ma, credetemi, quando si toccano certi argomenti, frutto solo di fanatismo e di pregiudizi infamanti e umilianti e che, perciò, dimenticano facilmente o sfacciatamente, (per citarne solamente uno!) il contributo di sangue, per restare solo in questo campo, versato, senza discriminazioni razziste, per una crescita della Nazione, cui anagraficamente apparteniamo, mi si ribollisce il sangue che non ha conosciuto, per grazia di Dio (non…Po)…strane incomprensioni (finora!) interessate alle sue origini, soprattutto razziali e, men che meno, geografiche o di altro genere…

– Concludendo il mio lungo discorso che, peraltro, ha e vuole avere solo  il significato di uno sfogo, aggiungo che, quella sera, al telegiornale, non ci fu, come…perla finale, la nota (rigorosamente negativa, è logico) sul “Meridione”: quasi quasi, lo credereste? ci rimasi male, anche perché mi restava a disposizione la maledizione che inviavo, ogni sera, (per me era ed è diventato un rito!) al “mezzobusto, o…busta, dopo la lettura di quelle notizie.

– Obiettivamente, a rigor di termini, non erano loro i colpevoli di tutto quello che era stato trasmesso, ma…tant’è, non potevo tenere in casa uno strumento che poteva essere interpretato come segno  illegale di istigazione alla violenza o segno di conversione a un movimento politico-religioso così perverso e (ma questo è un altro discorso!) tuttavia, inspiegabilmente  ritenuto rappresentante legittimo  di una…illegittimità costante e provocatoria, espressa rozzamente con continue offese alle Autorità costituite, perfino alla Costituzione e alla Bandiera, il cui…uso improprio, a livello personale, per fortuna, veniva, dal fondatore e capo del Movimento,  spavaldamente…sbandierato: si discute, se…propagandato…

Non si può non evidenziare, continuando il discorso, quanto è stato e chissà se non avverrà anche in futuro, quello e quanto è sotto gli occhi di tutti: in non pochi Governi questo movimento, ideologico-politico ha avuto un potere di non secondaria importanza, ottenendo dei Ministeri-chiave, come si usa definirli, (che poi equivale  molto importanti: leggi pure: potenti) fino a quello degli Interni.

Non so, e ritengo di non essere solo, come abbia fatto, il Titolare di questo Dicastero, a sostenere e difendere principi che sono, o dovrebbero essere, contro i suoi convincimenti politici riflessi nella Costituzione, alla quale ha giurato fedeltà (è o non è cittadino “italiano”? ministro, anzi!). E, l’Unità della Nazione, per  esempio?… minacciata, addirittura, con  ostentazione di edificande fantomatiche “Padanie”, con un giornale che, nella rassegna-stampa quotidiana, viene definito di testata “nazionale”, lasciandone da parte (intenzionalmente?) altre, con numero di copie almeno pari a quella del giornale “padano!”, e, tutt’al più, confinate nel limbo di una incolore informazione, con la…consegna di immetterle nell’appropriato contenitore, alla prossima raccolta della differenziata…

– Domanda (da semplice passero: sto parlando ancora io…): se uno studente rispondesse erroneamente sul nome e sulla collocazione di simile aggregazione cittadina, che cosa comporterebbe la ipotizzata (solo, per fortuna!) soluzione? celtica o, orrore! Italica?

– Bisognerebbe avere a disposizione  un gabinetto di analisi cliniche, un esperto in materia, a riparo di tagli improvvisi, tanti e così improvvisi che non mi meraviglierei se un cittadino qualunque, preferibilmente un pensionato, lanciasse l’idea di un referendum che avesse come oggetto la decisione di proclamare simbolo dell’ eroismo nazionale e, soprattutto, della fase politica che stiamo vivendo (intenta soprattutto a  Tagliare!): sarebbe sicuramente più attuale!  il fiume Tagliamento, al posto del Piave, ormai invecchiato, soffocato e illanguidito dalla enorme mole di pubblicazioni, ben meritate, intendiamoci! a ricordo delle epiche vicende che conclusero la Prima guerra mondiale.

Insomma, un avvicendamento, mi pare, non guasterebbe, anche perché i due fiumi non sono, poi, tanto lontani e, in caso di bisogno, la sostituzione non sarebbe impossibile.

E poi, diciamocela tutta e ad alta voce. Sono ormai quasi cento anni che il Piave continua a mormorare: che noia, ragazzi! Perché, poi, questo mormorio, senza alcun risultato, anzi! L’oggetto del verso in questione era contro lo straniero, che non doveva passare!  Ma, alla prova dei fatti, non vi pare che forse lo straniero o non ha capito o ha capito il contrario?

Da quanto e da come passa, oggi come oggi il compito del Piave sembrerebbe esaurito.

– Fatto si è che lo straniero, non solo non ha smesso di passare, ma, addirittura si sono infittittite le schiere di coloro che passavano e passano tranquillamente e, magari (si può legittimamente congetturare) facendo qualche sberleffo al lamentoso mormorare di un fiume, decisamente inadeguato a qualsiasi  tentativo di sbarramento alle ormai diventate masse di persone che bussano alle nostre frontiere per ottenere un rifugio, una protezione. Avranno usato quella frase diventata celebre, indirizzata a Renzo, dai monatti che avevano pensato fosse un untore ne’ I promessi sposi: non sarai tu, povero untorello, (riferito al Piave) a spiantar Milano!

– Pensando al Parlamento, si corre subito all’espressione della massima civiltà di un popolo, dove non si può neppure lontanamente pensare a un linguaggio irrispettoso, tale che possa profanare la sua eccelsa dignità.

Proprio in quella sede, è sempre in agguato la tentazione di scegliere una delle due parole, che compongono il titolo, snaturandone, di conseguenza, la missione e l’elevatissimo compito assegnato e riservato a si nobile Palazzo, riassunto in quel termine, Parlamento,  che lo caratterizza: parlare mentendo o mentire parlando?

La distinzione sembrerebbe sottile: ma, non tutto ciò che è o sembra sottile, corrisponde a: non praticabile!

– Stava passando un Parlamentare  (erano cominciate le manovre in preparazione alle ormai sicure elezioni generali) che, nonostante andasse di fretta per i motivi che capimmo dopo, si fermò e non ci fu bisogno di nessun motivo per giustificare la pur rapida sosta, nonostante la più che evidente fretta.

–  Vedere, avendolo letto nella vita di S. Francesco che parlava con gli uccelli, non poteva proprio crederci. Che tale eventualità prendesse corpo proprio alle sue pupille e potendolo constatare, direttamente e con i propri occhi, non era uno spettacolo cui si potesse assistere tutti i giorni, pur in possesso… del tesserino di Parlamentare.

– La domanda, ma solo sussurrata, fu tanto silenziosa quanto maliziosa: che senza aver fatto trapelare niente (come sempre!) i Deputati si siano concesso anche questo privilegio?  Uno di loro, laico incallito, avrebbe commentato: è merito  .(… o colpa!) di un gruppo di oculisti, validamente rappresentato.

– L’evento miracoloso è un abbaglio, è dovuto a suggestione: un’allucinazione, mi capisci? nient’altro! Che tra due animali ci possa essere qualcosa di particolare che possa esprimere il loro specifico comunicare, può essere anche ammesso, ma tra S. Francesco e il caso nostro di un passero che concede perfino un’intervista a una persona umana, beh!…

La discussione, come era prevedibile, si andava a vivacizzarsi.

– Il Parlamentare gongolò come non mai e si accorse che mai nella sua vita e ancor meno, a motivo del mandato ricevuto dalla scelta democratica del suo elettorato, aveva ricevuto tanti sguardi, quanti in quell’incontro, tanto ristretto, peraltro. Si udì uno squillo, caratteristico di un cellulare con un messaggio che rammentava all’interessato, sollecitandolo, di rientrare nell’aula parlamentare per un voto di fiducia particolarmente delicato.

– Voto di fiducia? Ma, guarda un po’, proprio l’occasione in cui posso comportarmi con piena libertà: tutti mi guarderanno pensando che il deputato che mi rappresenta abbia votato per me, invece… L’insegnamento del passero è stato veramente efficace e…demitizzante!

– Mentre il Parlamentare si allontanava di fretta, si sentì, chiara e perfettamente distinguibile, la voce di uno di noi che, con all’augurio, aggiungeva la raccomandazione di fare come sempre aveva fatto: anche questa volta ci avrebbe rappresentato. Votò secondo coscienza: il Governo non cadde, la paura di una crisi in un momento così delicato della vita della Nazione  fu scongiurata e noi, intrepidi e orgogliosi superstiti di quell’incontro di grande levatura politica a scervellarci: parlare mentendo o mentire parlando?

Io, per chi avrò votato? O, meglio: chi mi rappresenta, per chi avrà votato?

– A conclusione definitiva del dialogo, ritornò il pensiero di come il Parlamentare avesse votato: come saperlo?

– Fu ancora il passero a intervenie. Mi è venuto un pensiero, aggiunse, nel constatare come crescesse a dismisura l’ansia del suo intervistatore: evidentemente aspirava a qualche incarico di governo. La terrorizzante  crisi dell’esecutivo, se si fosse realizzata, con la caduta del Governo, avrebbe comportato l’azzeramento di ogni  sua aspirazione, compromettendo il futuro della sua già brillante carriera politica.

– Mi è venuta un’idea, riprese il passero. Io l’ho detto fin dall’inizio di questa lunga intervista: sono duecento anni, o giù di lì, che sono su questa torre: immaginate quante ne ho viste, in tutti  i settori.

– Ebbene, qualche decennio fa, mi è capitato di vedere che circolava, nei dintorni un uomo, vestito più che dimessamente, con una gabbia e dentro un pappagallo. A un cenno del padrone (tale doveva essere il portatore) il pappagallo, introducendo il suo beccuccio tra l’inferriata della gabbia o attraverso una porticina che si apriva per quanto bastasse, estraeva un foglietto, almeno da noi, chiamato fortuna , dove c’era riportato l’esito di una giocata o un pensiero di altro genere.

Oggi, questi mezzi non ci sono più. Qualcuno può essere che sia sopravvissuto: prova a contattarlo.

– Qualche pappagallo e anche più di uno, che ti dica come hai votato, e perfino se hai vinto, lo troverai…sicuramente!

-Garantito! Quelli, non mancano mai! MAI!

 

                                                         Don Antonio Resta

GALATONE in PIZZICA 2015

Galatone(Le) – 13 agosto 2015 – GALATONE in PIZZICA – Sapori, saperi e suggestioni nella città del Galateo – Alcuni momenti dell’evento cittadino in Piazza SS. Crocifisso e Piazza San Demetrio – Piazza San Sebastino: “Li canti di Pippinu Camisa” e “ITamburellisti di Torre Paduli” in concerto – Video di Mauro Longo

GALATONE in PIZZICA - Sapori, saperi e suggestioni nella città del Galateo - Foto di Giancarlo Nisi

GALATONE in PIZZICA – Sapori, saperi e suggestioni nella città del Galateo – Foto di Giancarlo Nisi 

Album Fotografico a cura di Giancarlo Nisi e Vanessa Chirivì:

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Torneo di Burraco organizzato dall’Inter Club –

Torneo di Burraco organizzato dall' Inter Club - Foto di Vanessa Chirivì

Torneo di Burraco organizzato dall’ Inter Club – Foto di Vanessa Chirivì 

Galatone (Le) – 12 agosto 2015 – Torneo di Burraco organizzato dall’Inter Club in Piazza Padre Pio.

Album Fotografico a cura di Vanessa Chirivì:

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