Premiazioni a.s. 2013/’14 – Polo 1 Galatone (Le)

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Galatone (Le) – Giugno 2014 – Scuola Media “A. De Ferraris” – Premiazione della Gara Kangourou di Matematica, dei Giochi Sportivi Studenteschi e del Torneo Interclasse di Pallavolo – Interventi della Prof.ssa Maria Lepera e del Prof. Salvatore Vergine – Video di Mauro Longo

PACIFICO STREET pARTy – Guardiamo al futuro

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Galatone (Le) – 17 giugno 2014 – Via Pacifico Nico – L’Amministrazione Comunale con la collaborazione della Pro Loco ha organizzato “Pacifico Street pARTy – Guardiamo al futuro”, una giornata dedicata alla street art e alla cultura Hip hop su via Pacifico Nico – Video di Lauro Longo

Album fotografico a cura di Vanessa Chirivì:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.605704679537329.1073741861.557386517702479&type=3

Giornata del Benessere – Polo 1 Galatone (Le)

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Galatone (Le) – 6 giugno 2014 – Scuola Media “Antonio De Ferraris” dell’Istituto Comprensivo Polo 1 – “Giornata del Benessere” a conclusione del progetto interdisciplinare “Educazione alla Salute” che ha coinvolto le classi seconde – Intervento della Prof. Irene Mazza – Video di Mauro Longo

Un calcio alle divisioni – La Postilla n. 194

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  LA POSTILLA N. 194

Un calcio alle divisioni

Quattro titoli, uno in meno del Brasile; nel calcio siamo sicuramente una potenza mondiale. Tutti ci snobbano, tutti ci temono, nessuno vorrebbe averci come avversari. E sì perché abbiamo una dote tutta nostra, quella di venir fuori, come l’araba fenice, da qualunque avversità. Anzi, quanto più sembriamo messi male, tanto maggiore è la probabilità di ritrovarci come forza esplosiva, capace di superare qualunque ostacolo e avversità. E’ successo nel 1982, in occasione del terzo successo dopo i due del leggendario Vittorio Pozzo, quando la stampa sportiva, concorde nel minimizzare il valore degli azzurri, si chiedeva, perplessa, cosa ci andassimo a fare in Spagna. Cosa avevamo noi da opporre alle favoritissime Argentina, Brasile, Germania? A fuoriclasse come Maradona, Falcao, Stielike e compagnia bella? Il filiforme Rossi, reduce da una lunga squalifica e recuperato solo dal coraggio un po’ incosciente di Bearzot? O i vari Tardelli, Conti, Cabrini, Antognoni, Graziani noti in patria ma privi di adeguata esperienza internazionale? La ferocia delle critiche finì per provocare il silenzio stampa, un’insospettata compattezza e solidarietà tra tutti i giocatori e la feroce reazione che esplose sul campo. E le superpotenze, che per un oscuro disegno del destino ci trovammo tutte a dover affrontare, caddero una dopo l’altra dietro i colpi di giocatori che si dimostrarono, sul campo, campioni e uomini veri. Giornate memorabili ed entusiasmo incontenibile tra i tifosi, che mandarono letteralmente al diavolo le funeste previsioni di gufi e cassandre. Indimenticabili la corsa sfrenata di Tardelli con il viso incerto tra il riso e il pianto dopo il secondo gol alla Germania e la straripante felicità del presidente Pertini, simbolo di quel successo, saltellante in tribuna accanto a re Juan Carlos e all’esterrefatto cancelliere tedesco Helmut Schmidt.

Più o meno la stessa cosa accadeva nel 2006. Neppure la squadra di Lippi riscuoteva fiducia e alimentava speranze di un discreto piazzamento. Le partite preparatorie, negative e deludenti, sembravano ancora una volta dar ragione alla critica distruttiva di una stampa miope e prevenuta. Favoritissima la Germania, paese ospitante, oltre alle solite e, soprattutto, alla Francia di Zidane. Nessuno pronosticava il nostro successo, che invece si verificò alla fine di una serie di prestazioni strepitose. Dopo aver battuto la Germania padrona di casa, la squadra per cui tifava l’apolide Bossi, si batteva in finale la Francia ai calci di rigore, dopo aver fatto perdere la testa (e la faccia) al conclamato campione, Zinedine Zidane, che scaricava la sua rabbia sul malcapitato Materazzi.

Capaci sempre di sorprendere, com’è nostro costume, abbiamo conosciuto le più cocenti umiliazioni e le prestazioni più esaltanti. “Due volte nella polvere” – nel 1962 in Cile e nel 1966 con la Corea a Middlesbrough, indimenticabile è rimasto invece il 4-3 con la Germania di Beckenbauer, dopo un’interminabile partita che nei trenta minuti supplementari fu tutto un susseguirsi di colpi di scena. Nella mia casa di Nardò, col primogenito che premeva per venire alla luce, andavo incessantemente dal soggiorno alla terrazzina ad ogni sussulto per gol segnati o occasioni svanite d’un soffio. Uno stillicidio di ansia e di nervi che si sarebbe inoltrato fino alle tre della notte. Fino al sospirato fischio dell’arbitro che ci vedeva vincitori. Il nostro mondiale, purtroppo, finiva lì, con quella vittoria. Il Brasile, tre giorni dopo, avrebbe raccolto i cocci di una nazionale italiana che aveva dato tutto, che si era spesa sino all’ultima stilla. Ma lasciavamo il torneo come vincitori morali; quel 4-3 sarebbe rimasto nel tempo come il momento clou di quel mondiale 1970.

Un nuovo mondiale si apre in questi giorni, trenta giorni, si spera, di emozioni positive. L’Italia, come sempre, non parte coi favori del pronostico. Già difficile superare il turno eliminatorio con avversarie come Inghilterra e Uruguay; tra i primi otto sarebbe già un buon risultato; tra i primi quattro un successo. Ronaldo, il fenomeno, ci vede protagonisti; Mourinho in finale o vincitori. Personalmente non so che dire, i pronostici, come la storia insegna, sono generalmente destinati ad essere smentiti. I segnali sono quelli delle edizioni fortunate. Una serie di prestazioni deludenti nelle partite preparatorie e poi un convincente successo, nell’ultima contro il Fluminense, per la presenza di giovani come Immobile e Insigne, che ricordano i Rossi e i Cabrini dei tempi che furono. Ebbene, cerchiamo di accostarci all’evento con positività e fiducia e cerchiamo di riscoprire la capacità di gioire insieme. Recuperiamo soprattutto quello sfilacciato spirito nazionale che fatichiamo a cavar fuori finanche di fronte alle gravi difficoltà tra le quali siamo costretti a dimenarci. Ed esultiamo, noi, cittadini di Galatone, in attesa di farlo per i successi sportivi, dinanzi a una notizia che non può lasciare spazio a malumori o diffidenze. La città, per il deciso impegno dei cittadini e della civica amministrazione, ottiene un primo significativo risultato dalla raccolta differenziata. Si scopre tra i nove comuni virtuosi del Salento sui quali non incomberà l’ecotassa.

“Abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene!”- gridò Caressa, ebbro di gioia dopo la vittoria del 2006. Bene, non sarò tanto pretenzioso dal chiedere altrettanto, ma ritroviamoci uniti almeno dinanzi alle difficoltà o ai successi. Diamo un calcio alle rivalità e alle contrapposizioni, dimentichiamo, almeno per un po’, le divisioni sportive, politiche e sociali, evitiamo di gufare o di fingere nonchalance per ritrovarci concordi nel perseguire l’interesse comune. Tifiamo Italia e ritroviamo le emozioni per i simboli nazionali: per l’inno, per la nostra bandiera. Non è nazionalismo e non è retorica sentirsi parte di una nazione o di una comunità unita e concorde. Cerchiamo, se possibile, almeno per il tempo necessario, di non pensare ai tanti guai che ci assillano. I mondiali vengono anche per unire; possono risultare esercizio di concordia e di collaborazione. Auguriamoci, dunque, che questo successo alla fine venga davvero e che, magari, ne porti degli altri. In altri campi, e di più grande spessore. E allora, come concludere? Non potendo esultare come un tempo, per non lasciare sospetti di appartenenze politiche, cerchiamo un grido che tutti possano sentire proprio, diciamo “Forza Azzurri”.

E speriamo bene.

Enrico Longo

Encomio Solenne all’Appuntato Scelto Benedetto Presicce

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Bari – 9 giugno 2014 – Encomio Solenne all’Appuntato Scelto Benedetto Presicce, effettivo alla stazione dei Carabinieri di Galatone (Le), con la seguente motivazione: “Con eccezionale coraggio ed esemplare altruismo, non esitava ad introdursi in un appartamento interessato da un incendio e saturo di fumo, riuscendo a trarre in salvo un uomo bloccato all’interno dell’abitazione. Chiaro esempio di elette virtù civiche e altissimo senso del dovere” – Video di Mauro Longo

Il Piccolo Principe – Polo 1 Galatone (Le)

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Galatone (Le) – 5 giugno 2014 – Sala Teatro del plesso “G. Susanna” dell’Istituto Comprensivo Polo 1 – Salvatore Della Villa mette in scena “Il Piccolo Principe” – Interventi di Salvatore Della Villa, Giacomo Tortorelli, Matteo Padula e Maria Margherita Manco – Video di Mauro Longo

La politica delle cose – La Postilla n. 193

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LA Postilla n. 193

La politica delle cose

Non si parla che di lui. Lo strepitoso successo alle europee ha spazzato dubbi e incertezze all’interno del suo partito, dove si sono spente le flebili voci degli oppositori. Resiste solo l’eroico Civati, mentre lo stesso Fassina, apostrofato quale “carneade”, fa pubblica ammenda e si dichiara conquistato dal verbo del capo. Tracima all’esterno il consenso, svuota i partitini alleati e confonde i nemici a cinque stelle, invade il campo degli orgogliosi vicini, conquista il primo cittadino di Napoli. Avanza senza freni. Prende forma il partito unico di sinistra, senza particolari sforzi o tavoli di confronto, solo per il naturale fluire degli eventi: ieri si ricercavano scrupolosamente le divergenze e ci si teneva stretti ai propri valori e programmi; oggi ci si scopre appassionatamente legati intorno a un capitale che non deve andare disperso. Con la generosa disponibilità di Vendola e la santa benedizione di Bagnasco si chiude il cerchio. Sarà lui a risolvere i problemi, a trovare le giuste soluzioni, a tirarci fuori dai guai.

Orgoglio dei compagni di partito, è anche la speranza degli avversari, perché, se i primi non faticano a riconoscere nella sua politica le ragioni del successo, dall’altra parte rappresenta la più facile spiegazione per la sconfitta. Non è stato il PD a vincere, ma il suo leader, dunque non di una sconfitta ideologica e politica si tratterebbe, ma di un semplice fenomeno, inatteso e provvisorio, destinato a durare il breve spazio di una contesa elettorale.

Si dice così nei confronti televisivi, nelle piazze, nei bar.

Anche questo rientra in quel fenomeno politico-sociologico che inizia ad assumere il nome di “renzismo”. Un fenomeno che dà ragione di tutto: delle vittorie e delle sconfitte, delle delusioni e delle speranze; un fenomeno sul quale va però fermata l’attenzione per comprenderne qualcosa di più di quanto appare in superficie. Cos’è questo renzismo, cosa ha portato in così breve tempo un personaggio, quasi sconosciuto, a divenire il “deus ex machina”, quasi l’uomo della provvidenza, quello su cui puntare per la salvezza del paese?

Niente di straordinario, verrebbe da dire: il coraggio di rottamare il “vecchio” e la ferma volontà di fare quanto sembri utile e necessario, e poi concretezza, linguaggio chiaro e diretto, la capacità di passare dal dire al fare nei tempi giusti e ragionevoli liquidando la stucchevole reiterazione di discussioni e spiluccamenti. La politica delle cose, insomma, non delle contrapposizioni “a prescindere”, dei “tavoli” e delle discussioni interminabili, delle composizioni e scomposizioni delle alleanze. Una politica da far storcere il naso ai palati fini, a chi ambisca dimostrare di saperla più lunga, a quanti confondono chiarezza con semplificazione, tempismo con fretta, decisione con autoritarismo. E che lo definiscono conservatore, democristiano, figlio della destra economica, messo e paladino dei poteri forti.

Non sarà facile per Renzi risolvere i problemi del paese, non solo per la loro gravità o per gli scandali che si succedono con drammatica regolarità, ma per il radicato costume politico del nostro paese, che non apprezza le cose semplici e chiare e che ama arzigogolare in mondi astratti e fantastici, dove si continua a discettare del sesso degli angeli e si resta fermi a schemi di valutazione stanchi e obsoleti, che non rivestono nessun significato agli occhi di un pubblico alle prese con problemi molto più immediati e urgenti. Fare cose di sinistra o cose utili? E perché non farle nei tempi brevi se veramente necessarie? Seguire i tempi della politica o quelli della gente? Ebbene, Renzi ha individuato il dilemma e indovinato la scelta e gli elettori lo hanno ripagato. Ecco il renzismo: concretezza e tempestività. La politica delle cose.

Quella che tutti aspettavano, che individua i problemi e li affronta con decisione, che non si perde in defatiganti discussioni senza fine e senza senso, che rifiuta le verità già poste, che va invece ricercando con onestà d’intenti e ostinazione. Una politica che non dovrebbe soffrire di esclusivismo ma diffondersi invece, a destra e a manca, nel pubblico interesse.

Una politica nella quale personalmente ho sempre creduto, essendo per natura insofferente per il parlarsi addosso e il pensare strano, per il progressismo dichiarato e la stagnazione nei fatti, per i tempi biblici sprecati per approdare al nulla. Se il voto europeo è il risultato di tutto questo, di una scelta non emotiva ma consapevole, sono veramente guai ai vinti, ai veri conservatori. Perché in tal caso il renzismo non sarà fenomeno momentaneo e la sconfitta non un semplice accidente, ma il segnale di un tramonto definitivo di opzioni e programmi sbagliati.

Tornare, dunque, alle cose e ai problemi della gente, affrontarli con onestà e volontà di risolverli. Questo si pone come indifferibile imperativo categorico. La politica dell’attenzione e dell’ascolto, che si apre e informa, perché vuole coinvolgere e risultare utile, che fa dei problemi della gente i suoi problemi e delle possibili soluzioni le ragioni dell’impegno e della ricerca.

Opzioni e scelte che mi portarono ad accogliere sei anni fa l’invito dell’editore di Myboxtv e che oggi mi impongono di continuare all’interno di un team, ridotto nei mezzi, ma illimitato nelle possibilità, per l’instancabile e qualificato attivismo di Mauro e Vanessa, che condividono la stessa fede e uguali propositi.

Nacque da un programma ben preciso questa rubrica settimanale, che sulle questioni cittadine sin dall’inizio pose ben chiari i suoi postulati. Li elencai nella n. 25, che ho ritenuto utile ripubblicare, ma vi sono ritornato nel corso di tante altre puntate successive, con chiarimenti e puntualizzazioni ulteriori. La Città del Galateo è il suo titolo e quello del progetto, una città diversa da quella dove mi trovavo a vivere. Immobile e silente, chiusa nei suoi confini e lontana da relazioni e reti tra comuni, sospettosa nei confronti delle associazioni e insensibile alla socialità, distratta verso il patrimonio culturale e artistico e incapace di comprenderne l’importanza, anche ai fini dello sviluppo e del progresso della città. Ostracismo dichiarato per le attività culturali e di teatro, persino per l’attività di un cittadino, costretto a “scendere e salir per l’altrui scale” per assicurare asilo alle sue opere, che avrebbero finito per girare la provincia e guadagnare l’attenzione nazionale e del mondo. Cieca dinanzi agli scempi che si andavano consumando nelle piazze e nelle strade per l’incuria e la negligenza, la città offriva al visitatore il deprimente spettacolo di una bella fontana, diventata artistica discarica, e di un villaggio Santa Rita che dava il benvenuto con i rifiuti di ortaggi e di bivacchi notturni.

E’ cambiato qualcosa in questi due anni di amministrazione Nisi nella nostra città? E’ stata invertita la rotta? Il programma dall’icastico nome “La Città del Galateo”segue il percorso virtuoso verso quella città pulita-ordinata-solidale? Ecco gli indicatori di qualità utili nelle valutazioni, l’attenzione ai fatti e alle cose, non l’indulgere nelle polemiche, nelle reciproche aggressioni verbali, nelle contrapposizioni giustificate soltanto dai particolari interessi di parte.

Ho seguito i vari comizi delle ultime settimane e li ho più volte voluti riascoltare; la cittadinanza può fare altrettanto accedendo ai nostri siti.

Non mi hanno particolarmente attratto i giudizi sui risultati del voto, né i tentativi di darne una giustificazione che rendesse immuni da colpe proprie o della propria parte politica. La fantascienza non è il mio forte. Mi sono fermato invece a valutare le più significative cose dette.

Avevo ascoltato con piacere Casilli, per la profondità delle parole sull’Europa; ho seguito con altrettanto interesse l’intervento dell’assessore Campa che, citando cose e fatti, ha dato chiara testimonianza di un lavoro tutt’altro che deludente, spazzando via le critiche diffuse di scarsa sensibilità per la solidarietà e l’assistenza, che rappresentava una delle principali accuse verso l’Amministrazione cittadina. Questo, naturalmente, sino a prova del contrario, che grava però su chi abbia documenti e ragioni per poter dire diversamente. Fatti e non chiacchiere, questo si chiede, e la possibilità di poter autonomamente valutare e quindi di essere informati. Perché non dev’essere l’avversario l’unico giudice, essendo la valutazione un fondamentale diritto di partecipazione e di democrazia di ciascun cittadino. E’ indubbiamente un dato significativo il primo positivo risultato della raccolta differenziata, che ci pone tra i nove comuni virtuosi e fortunati della provincia su cui non graverà l’ecotassa, e sono cose concrete il parco giochi di Santa Rita e la festa dello sport, che ha coinvolto decine di associazioni e migliaia di persone. Fatti e non sterili polemiche nella dialettica politica; lasciare da parte, soprattutto nelle periferie, le ragioni ideologiche e i tentativi di ricercare ad ogni costo appigli e virtuosismi per spiegare le sconfitte. Ho detto che i numeri non mentono, parlano chiaro, così come oggettivi e indubitabili sono le cose concrete e i fatti, che resistono a qualunque tentativo di volerli fare svanire.

Rimangono naturalmente sul tappeto argomenti altrettanto concreti e rilevanti sui quali l’opposizione deve farsi sentire, come vivo deve restare l’impegno della Giunta in carica per riflettere sulle cose fatte e per completare il programma.

Ognuno faccia il suo. Noi, da parte nostra, continueremo a registrare con attenzione e imparzialità. Saremo implacabili, come sempre, ma guarderemo ai fatti.

Enrico Longo